3 importanti lezioni che un venditore può imparare da un runner

Nella mia vita ho sempre praticato sport, ho giocato a rugby nello specifico. A questo sport devo i più grandi insegnamenti appresi a livello umano ma oggi non parlerò di questo, dovrei scrivere un libro altrimenti. Dopo aver appeso le scarpe al chiodo ho cominciato a tenermi in forma correndo e andando in bicicletta. 

Per motivi pratici la corsa era lo sport più fruibile per me, così potevo andare a correre anche quando mi trovavo in viaggio per lavoro. Mi sono tramutato in un runner e amo l'incredibile flusso di pensieri che riesco ad ottenere andando a correre. Una sera di novembre con il sopraggiungere del primo vero freddo e della prima nebbia mi accingo a fare la mia consueta corsa. La serata è davvero gelida e umida e mi accorgo che nella pista ciclabile non c'è quasi nessuno. Dove sono tutte quelle persone che nei mesi estivi affollavano il percorso? Come mai oggi non sono lì?

La risposta mi è sembrata abbastanza scontata, la verità è che la gente si pone obbiettivi e poi al sopraggiungere delle prime difficoltà si ferma o ridimensiona il percorso. Il cambio brusco di stagione ha cambiato le abitudini delle persone, bello allenarsi in estate ma con il freddo e il buio tutto cambia. 


Nella vita ci succede questo spesso, quando il livello difficoltà si alza ci accorgiamo che tanti lasciano, manca la resilienza. Perseguire l'obiettivo prefissato nonostante le difficoltà in aumento è una grande lezione da apprendere, soprattutto per un venditore.

Mentre correvo mi accorgevo di non essere solo, c'erano comunque persone come me che avevano mantenuto fede al piano. Con loro volevo scambiare quel consueto gesto empatico che ci si fa tra sportivi ma non ci riuscivo. A voi capita? E quel secondo in cui gli occhi si incrociano per un attimo e riescono a comunicare emozioni, c'è accoglienza, condivisione, comprensione, una moltitudine di emozioni che in un secondo proviamo con uno sconosciuto. Questa è la forza dell'empatia, ma perché adesso non mi riusciva? Ho trovato solo una risposta: il buio. Durante la primavera e l'estate questi momenti erano tanti anche in una sola sessione, invece d'inverno erano zero. Ho capito che se il nostro sguardo non riesce davvero ad andare in profondità nell'altro l'empatia viene meno e per fare questo i nostri occhi hanno bisogno della forza della luce. Mi ha colpito questa riflessione, mi ha fatto pensare al momento che stiamo vivendo con la pandemia.

 

Le comunicazioni digitali ci hanno permesso di continuare a vederci e a lavorare nonostante l'impossibilità di muoversi ma a mio modo di vedere (mio, personale, lo sottolineo) non si è arrivati a quello stadio di empatia. Le riunioni in videochiamata sono diventate una normalità ma io sono sicuro che non si possa costruire molto da un incontro come quello. Parlo di nuove relazioni commerciali, non di mandare avanti clienti già acquisiti. Il buio come la distanza umana annulla l'empatia.

Ho capito quindi quanto conti davvero il contatto umano per un venditore, può determinare davvero la costruzione di una vera relazione.

Stavo per terminare la mia corsa ed ero felice di aver appreso riflettuto tanto in soli 10 km quando dalla nebbia salta fuori un signore che avrà avuto circa 55 anni, era in pantaloni corti e maglietta, nulla più. Io a confronto sembrava stessi per scalare l'Everest, avevo anche lo scalda collo. Lui era la dimostrazione che c'è sempre qualcuno migliore di noi e che nella vita di un venditore, ma non solo, l'umiltà è una caratteristica imprescindibile per arrivare al successo.

Lo sport può insegnarci tantissimo ma dobbiamo avere la voglia di apprendere sempre, anche da una semplice corsa.